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Con le opere Orchidea nera, Sguardo verso l’orizzonte, Al chiaro di luna, The moon above e Viaggio d’inverno, l’eclettica artista Petra Dippold-Götz segna un’ulteriore tappa del suo viaggio artistico, sempre nel segno del suo mantra e motto vitale: l’arte è libertà. In questa mostra, Petra sperimenta il bianco e nero in vari soggetti e tecniche, tra realtà e sogno. Il paesaggio viene così trasfigurato in un quid, biunivoco, dal concreto all’astratto e viceversa. Si riconoscono allora alberi, dune, lune, un fiore, con il piacevole e affascinante dubbio della loro provenienza: reale o onirica, fisica o mentale, interiore o esteriore. Ciò che conta, però, sono sia le sensazioni che lo sguardo. Anzitutto, l’arte di Petra suscita sempre emozione in chi la vede, attivando sia i sensi che la mente, sia la memoria che la fantasia.
Con Fiori nel cielo e Stelle danzanti Petra Dippold-Götz traccia un percorso emotivo che supera i confini formali dei singoli media per esplorare un territorio comune: la soglia sottile che separa il visibile dall’invisibile. Affiancando la fotografia alla pittura, l’arte diviene ponte e mezzo per catturare ciò che sfugge all’occhio nudo, rivelando l’essenza segreta della realtà. Il fulcro della produzione risiede nella straordinaria fluidità con cui i colori e gli elementi della natura dialogano tra loro. Non vi è frattura tra il dato reale, colto dall’obiettivo fotografico, e l’evocazione lirica, impressa sulla tela. La natura è in fieri e i suoi elementi danzano all’unisono con il segno pittorico, annullando la distanza tra materia e gesto. Ogni composizione pulsa di un’energia interna vibrante, un fuoco che si alimenta e riscalda lo sguardo dello spettatore.
Petra Dippold-Götz ha abituato il pubblico a piroette di colore, a passaggi dal concreto all’astratto e viceversa, all’uso della pittura come ponte tra materia e spirito, visibile e invisibile. La pittrice sintetizzando più culture e stili – da Miró a Monet, da Pollock a Burri, dal riciclo alla perfezione stilistica – sceglie un filone distintivo comune in ogni esposizione, tappa del suo viaggio e tessera di un grande mosaico che, già nel suo piccolo, narra lo splendore e la storia del tutto. In questa mostra, si può individuare la chiave di lettura e il filo comune nella parola emozione. In Love & Passion I, Love & Passion II, Love & Passion III, l’acrilico su cartone fa danzare il colore come una ballerina, nell’abbraccio continuo di tre colori: nero, rosa (con sfumature anche viola) e bianco.
L’eclettica e sensibile artista Petra Dippold-Götz genera un’arte che è continuamente in fieri e, proprio per questo, si presenta di esposizione in esposizione con caratteristiche sempre rinnovate, mobili, instabili nel senso più fertile del termine: ogni nuova presentazione non è semplice variazione sul tema, ma vera e propria riattivazione del processo creativo. Nel segno del proprio motto e mantra – L’arte è libertà – la sua produzione si configura come un campo aperto, una zona di sperimentazione continua in cui la forma non è mai definitivamente fissata, ma costantemente rimessa in discussione dal gesto, dal colore e dalla materia. Tutto scorre: arte e vita si sovrappongono in una dimensione fluida, quasi eraclitea, in cui la pittura non rappresenta il mondo ma ne replica il movimento interno.
«Viaggia fino ai confini delle tue possibilità e poi fai un passo oltre.» (Carmine Colella) Nel titolo stesso – Arte senza confini – è già iscritta la chiave di lettura della pittura dell’artista Petra Dippold-Götz: un’arte che non accetta argini, che attraversa emozioni, colori e stati dell’animo con un gesto istintivo e musicale. Petra risolve l’eterno conflitto insito nell’essere umano, ovvero l’anelito al per sempre e all’ovunque che si scontra con la realtà di una vita effimera, limitata sia nel tempo che nello spazio. La pittura, allora, diviene tanto quel trait d’union che mette insieme intra ed extra, passato, presente e futuro, realtà e sogno, quanto quel filo di Arianna che conduce fuori dal labirinto.
Nella pittura di Petra Dippold-Götz convivono due tensioni complementari: da un lato una gioia appassionata, spontanea e primigenia, per il colore e per la vitalità del mondo; dall’altro la volontà consapevole di richiamare l’attenzione sui temi del presente, sulle urgenze e sulle fragilità del nostro tempo. Il colore è lasciato libero di espandersi, di incontrarsi e contaminarsi, generando forme che oscillano costantemente tra astrazione e riconoscibilità. Lo spazio bianco della tela non è vuoto passivo ma campo di possibilità, luogo di respiro e di tensione. In questo senso, la sua ricerca dialoga apertamente con l’eredità di Miró, soprattutto per l’idea di un’arte capace di nascere dal gesto libero e di evocare mondi senza descriverli. Petra si distingue per una tavolozza accesa, corporea, che affida al colore una presenza quasi fisica, emotiva.
Dritto al cuore di Petra Dippold-Götz conduce dentro una vertigine visiva e sensoriale, un territorio dove la pittura smette di essere superficie per farsi esperienza fisica, carnale. L’opera si apre su uno sfondo nero, profondo come una notte senza coordinate e da quel buio si genera la materia – densa, vischiosa, viva – che si espande come un organismo in crescita. È un quid primordiale, un nodo di energia che non conosce ancora forma ma che già pulsa di tensione, di urgenza, di vita. Su questa base viscerale si innesta il gesto successivo: un liquido dorato che si muove come una corrente luminosa che attraversa l’oscurità e la trasforma. Dal basso, questo flusso dorato risale in diagonale, come un raggio che squarcia il silenzio, fino a culminare in una macchia che si fa sole, una ferita luminosa, un cuore che esplode.
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Bocciolo di Rosa di Petra Dippold-Götz è metafora universale della vita, della potenza generativa, del nascere continuo dell’Essere. La pittrice affronta la soglia fra astrazione e figurazione, fra ciò che è già forma e ciò che ancora non lo è, fra il divenire e il permanere. Il bocciolo di rosa che dà il titolo al dipinto è tanto un fiore quanto un’idea, un’energia in espansione, una promessa. Non è un soggetto “osservato” in modo naturalistico ma un’essenza pittorica, una concentrazione simbolica della vita stessa. Il colore, con la sua forza emotiva e spirituale, diventa la vera sostanza della visione: un vortice di toni rosa, bianchi e ocra che emerge su uno sfondo di viola profondo, denso e mistico, un grembo cosmico da cui tutto ha origine, Big Bang di una nuova esistenza. L’artista non dipinge dunque un fiore ma il suo atto di nascita: il momento in cui la materia si fa forma.
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L’arte è figlia della libertà ricordava Schiller e Petra Dippold-Götz sembra farne non solo un motto ma un metodo: nelle sue tele non c’è calcolo, non c’è forma già fissata, bensì un gesto improvviso, un lampo che attraversa lo spazio bianco e ne riscrive l’orizzonte. Quel tratto nero, che si imprime sulla tela come un colpo di pennello e come un segno di china, è allo stesso tempo disegno e scrittura, danza e frattura. Potrebbe essere la prima nota di una partitura musicale o il graffio che inaugura un racconto: ciò che conta è che dal vuoto nasce un ritmo, una vibrazione, una presenza. La serie di cinque opere qui esposta è un viaggio in questa libertà segnica. L’occhio è attratto dapprima dall’energia del nero, poi viene trascinato verso i bagliori aranciati, ocra e dorati, che si insinuano come fiamme leggere o riflessi improvvisi.
La citazione di Friedrich Schiller l’arte è figlia della libertà è il fondamento della avvolgente pittura di Petra Dippold-Goetz. L’opera qui esposta, intitolata L’uccello dalla luce dorata e realizzata ad acrilico su carta, trasporta lo spettatore in un universo dove il buio e la luce danzano insieme in un dialogo perpetuo tra epilogo e rinascita. Su uno sfondo nero che sembra contenere tutta la profondità del cosmo, si staglia, quasi emergendo dalle tenebre, la sagoma dorata di un uccello. I contorni dell’animale sono appena accennati, sfumati, eppure c’è un vigore pulsante nel tratto che suggerisce movimento, come se l’uccello stesse per prendere il volo. Il suo bagliore dorato spezza il buio, illuminando un cammino che dall’ombra si dirige verso la vita, verso la libertà.
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Petra Dippold-Götz, artista combattente in nome della bellezza, trasporta l’osservatore-lettore in un viaggio senza confini dove il sogno e la realtà danzano in una sinfonia di forme e colori. Tessendo la trama di un mare sia interiore che esteriore, tra le pieghe di un dipinto a pastello, sorge l’opera Il mare del silenzio, dove si ode il grido del maestro Picasso: La pittura non si fa per decorare appartamenti, è uno strumento di guerra! Petra, con le sue armi di artista, crea una visione che va al di là della mera decorazione, scuotendo la coscienza con una bellezza che cela un monito: Figli, ascoltate il grido sofferente della madre terra. Il cielo dipinto da Petra è una tavolozza d’oro e arancione, un inno al calore e alla passione.
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La potente arte dell’intensa autrice Petra Dippold-Goetz è dichiaratamente una lotta, con la pittrice schierata in prima fila, per il sacrosanto diritto di ogni persona alla bellezza, all’emozione, alla libertà di essere sé stessa, di poter amare ed essere amata. L’opera qui esposta, dunque – dal titolo Dov’è il sole? – rappresenta in modo suggestivo e affascinante un duplice grido di denuncia e libertà. Da una parte, la macchia blu che oscura parte del dipinto, dove il fondo rappresenta un sole, un cielo ed un mare, richiama una famosa citazione del maestro Picasso: “Impara le regole come un professionista, affinché tu possa infrangerle come un artista”, evocando la libertà dell’artista a poter esprimere la propria creatività, libero da regole, da canoni e da convenzioni, che corrisponde anche alla libertà dell’individuo a poter esprimere la propria unicità, lontano da una…
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«L’arte riempie la mia vita di gioia e felicità... E l’arte è la mia sfida quotidiana.» (Petra Dippold-Götz) Come dichiara nel suo motto programmatico: l’arte è per Petra Dippold-Götz una sfida. L’autrice, dunque, la utilizza in ogni sua opera per combattere battaglie personali ed universali, per cercare di destare l’essere umano dal torpore ipnotico, a cui una società serva del potere e del consumismo lo tiene forzatamente incatenato. Con Sogni d’oro, allora, Petra mostra visivamente e fisicamente il buio in cui è caduto l’uomo, che ha perso e smarrito la via della fantasia, del cielo, della positività. Eppure, basterebbe ritrovare una goccia del colore dei sogni per cambiare tutto. «Siamo fatti anche noi della materia di cui sono fatti i sogni e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita.» (William Shakespeare)
Visualizza l'operaVolumi pubblicati a nome dell'autore, distinti dai cataloghi delle esposizioni.
Dall’amore per la natura di Monet al segno poetico di Miró, dall’action painting di Pollock alla materia di Burri, dall’astratto al riciclo… Petra non finisce mai di creare e di stupire.
L’ars pittorica di Petra Dippold-Götz è un viaggio in più stagioni creative, un fluire continuo che muta, si frantuma, si ricompone, fino a brillare nel tempo più recente di una nuova armonia. È un’arte che nasce da un’urgenza interiore di trasformazione, da una ricerca costante di un equilibrio tra gesto ed emozione, tra istinto e consapevolezza, sempre nel segno e nel sogno della libertà.
Pubblicazioni Dantebus Edizioni in cui l'opera è presente insieme ad altri autori.
Dantebus documenta il percorso effettivamente realizzato con Dantebus dalla persona indicata. Ogni nuova esposizione o pubblicazione aggiunge una tappa a questo documento, che mantiene lo stesso numero identificativo e cambia soltanto data e versione.